MARIA LETIZIA PAIATO

"NEL CILINDRO DEL DUBBIO"

 

Nel panorama italiano e internazionale dell’arte Gino Sabatini Odoardi è senza dubbio conosciuto per la particolare tecnica delle sue opere: la termoformatura in polistirene, per chi non fosse pratico, una modalità di stampaggio industriale a caldo del materiale plastico che l’artista reinterpreta in maniera personale, in alcuni casi anche manuale. Dettaglio non marginale dal momento che è proprio questa tecnica a conferire ad ogni sua singola opera o serie quella caratteristica percezione di morbidezza, quella lucentezza e perfezione che fanno del suo lavoro un’estremizzazione stessa dei basilari concetti di estetica e rappresentazione. Se il titolo della mostra al Forte Leopoldo di Forte dei Marmi, a cura di Beatrice Audrito, da un lato si richiama alla novella Mario e il mago che lo scrittore tedesco Thomas Mann scrisse durante un soggiorno estivo nella località versiliese, dall’altro appare evidente come esso sia un ulteriore richiamo al dubbio generato dalla poetica dall’artista. Ed è qui, proprio in questo connubio che la sua pratica s’intreccia alla storia di Mann, costruendo una nuova narrazione, quella che si snoda fra le sale del Fortino. L’intenzione, infatti, fra l’altro dichiarata dall’artista stesso, è proprio quella di «insinuare il dubbio, rimettere in discussione la realtà, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura scardinando le nostre sicurezze, in un gioco di specchi infiniti, un continuo rimando senza risposta». Cosa che riesce perfettamente, come già detto, in prima battuta nella realizzazione di ogni singola opera, in seconda nell’impaginazione di queste nella mostra. Ed è ciò che succede varcando la soglia del fortino. Non c’è sala dove i bellissimi oggetti di Gino Sabatini Odoardi, oggetti strappati al quotidiano, riorganizzati nel mondo dell’arte – per dirla alla Duchamp – bellissimi ma precari non suggeriscano qualcosa che stride, che non va, nonostante siano di una magnificenza assoluta.

Proprio come nella novella autobiografica di Mann del 1929, dove il personaggio dell’illusionista Mario Cipolla personifica la retorica nazionalista dell’epoca, dunque l’abilità a manipolare il pensiero, così Gino Sabatini Odoardi con la sua opera e poetica, non smette mai di interrogare lo spettatore sulla veridicità del proprio vedere. 

 

Pescara, marzo 2022

 

Articolo pubblicato sulla rivista "Segno" online il 14 luglio 2022.