MARIA FRANCESCA ZEULI

"A BOCCAPERTA" *

 

A boccaperta: un titolo che suggerisce un’idea di sorpresa positiva o negativa, una speranza di segnale che colpisca, un riferimento al titolo di uno scritto di Carmelo Bene, che si fa omaggio ad un artista di grande genialità concettuale e creativa, rivoluzionario sovvertitore del teatro e dei linguaggi, tra le più importanti figure di riflessione per Gino Sabatini Odoardi; e ancora allusione ad uno stato di fatto di “imbambolamento” generalizzato, atteggiamento costante ed inconsapevole che assumiamo nell’assorbire qualunque informazione e che introduce all’opera vera e propria di questa esposizione: “Si beve tutto ciò che si scrive”.

L’opera, esposta per la prima volta a Roma, fa parte della serie di lavori dell’ultima fase del percorso artistico di Sabatini Odoardi, legati da un’impronta unificante: il luogo comune.

Il luogo comune è rassicurante, perché di facile comprensione, è immediatamente coinvolgente, in quanto ne siamo tutti permeati ed in grado di riconoscerci in esso, è un dolce e potente narcotico del pensiero individuale che si lascia annullare nelle globali superficialità… Gino Sabatini Odoardi lo contesta fortemente, lo incrina nella sua disarmante semplicità con una volontà destabilizzante che vuole coinvolgere non attraverso una comoda e passiva immedesimazione anestetizzante, ma tramite una scossa alle coscienze critiche, perché demistifichino e smontino quegli automatismi che non ci permettono di cogliere lucidamente le manipolazioni alle quali siamo sottoposti quotidianamente.

Circa duecento bicchieri di vetro contenenti inchiostro nero si dispongono in ordine sparso sulla parete: contenitori e contenuti concreti sospesi in uno spazio tutto mentale, smaterializzato dalla luminosità del bianco di pareti e mensole.

L’inchiostro, a diversi livelli contenuto nei bicchieri, o trattenuto dai bicchieri, concentra, tra le trasparenti ma solide pareti di vetro, il liquido fluire di parole di eventuali testi, articoli, pensieri, motti, luoghi comuni, ideologie.

L’aderenza dell’artista alle problematiche dell’oggi si coglie anche nella scelta precipua, che tra l’altro lo caratterizza, di bicchieri della quotidianità: il concettuale si incarna nell’oggetto consueto, familiare a tutti (sconvolgente scoperta di Duchamp) ed è proprio questa familiarità che veicola con forza non traumatica, ma non per questo meno profonda, incidente ed efficace, la riflessione ironica e radicale di Gino Sabatini Odoardi in quest’opera particolarmente manifesta: “siamo quello che leggiamo” è un luogo comune? Allora infrangiamolo, scardiniamolo, stando attenti a leggere ciò che veramente può far crescere o vagliando criticamente i pensieri insiti nelle parole che da ogni parte ci assediano. Ecco l’indicazione precisa e, nello stesso tempo, la denuncia che Sabatini Odoardi lancia per far leva sulle coscienze critiche individuali e risvegliarle.

Infine un segno discreto per chi vuole approfondire una riflessione che cerchi una sussurrata ma significativa chiave di lettura: bianco su bianco, parole poste fluidamente l’una di seguito all’altra, senza spazi, senza pause, parole da bere per non berne passivamente delle altre, quelle del mondo, quelle che lo circondano, quelle che ci circondano, concetti in questo caso da interiorizzare, però con cognizione personale e autonoma. 

 

Roma, Giugno 2002

 

* Testo critico pubblicato sul libro monografico "Controindicazioni", nella collana del MLAC artisticaMente  n. 14, raccolta di saggi, documenti ed interviste a cura di Simonetta Lux e Domenico Scudero, ed. Lithos, Roma, 2003, pp. 22 - 27.