EMANUELA TERMINE

"A BOCCAPERTA"

 

“A boccaperta” è il titolo dell'installazione che Gino Sabatini Odoardi ha realizzato per il Museo Laboratorio nel 2002, con riferimento ad uno scritto di Carmelo Bene cui l’intera personale è dedicata.

Dei comuni bicchieri di vetro si dispongono sulla parete della sala espositiva, ricolmi di inchiostro nero in quantità variabile. Prelevando un oggetto-simbolo appartenente ad un contesto sociale familiare e quotidiano, l’artista ne richiama le qualità comunemente percepite e le ribalta nel paradosso che scuote e attacca le cognizioni passivamente accettate. L’inchiostro pronto da bere è offerto a chi guarda, possibile vittima del mare di parole potenzialmente concentrate nel bicchiere.

Si beve tutto ciò che si scrive, come è ammesso nel pannello che affianca l’installazione: un invito alla riflessione critica sull’inconsapevole processo di imbibimento/imbambolamento delle coscienze. Curatrice della mostra presentata al MLAC, Maria Francesca Zeuli lega le ultime ricerche di Sabatini Odoardi al disvelamento dei luoghi comuni celati nel vivere quotidiano. Il luogo comune viene individuato, sezionato e sottilmente ribaltato in presa di coscienza critica e vigile, con un rapido corto circuito che ne svela le contraddizioni. “Siamo quello che leggiamo è un luogo comune?” si chiede Zeuli, scavando al nocciolo dell’ironia dell’artista.

In Diagramma della sacra vita Simonetta Lux ricuce il filo delle radici artistiche di Sabatini Odoardi, assimilando il suo lavoro a quello delle maggiori figure della storia culturale e artistica del novecento. In particolare il parallelo con la letteratura di Carlo Emilio Gadda si rivela pregnante: una tensione gaddiana è attribuita da Simonetta Lux al lavoro dell'artista, votato ad un'indagine sul linguaggio e sulla cultura, sacra e profana, che contraddistingue la nostra epoca.

Sul linguaggio e sulle caratteristiche distintive dell'opera d'arte si sofferma il saggio di Domenico Scudero, che nell'analizzare il lavoro di Sabatini Odoardi trova occasione di sviluppare una formulazione teorica in merito alle affinità e divergenze riscontrabili fra scrittura e opera d’arte, entrambe alle prese con un messaggio da trasmettere. Scudero definisce opera frontale il lavoro di Sabatini Odoardi, in quanto portatrice di una frontalità che è tipica dell’investigazione, dell’indagine.

“Gino è un classico”, afferma Fabio Mauri nel saggio qui pubblicato: il maestro riconosce nell’allievo rare doti di ricerca metodica e razionale, nel tentativo di “sostituire l’insostituibile”. Completano la pubblicazione un saggio di Ludovico Pratesi, una lettera di Cecilia Casorati, un testo dell’artista stesso ed un’intervista curata da Sabrina Vedovotto. L’appendice bio-bibliografica è a cura di Maria Francesca Zeuli.

 

Roma, Ottobre 2003

 

* Testo pubblicato sul sito del MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma (7 Ottobre 2003), ed. MLAC, Roma, 2003.