LA POESIA CONTRO IL CAOS

Intervista a cura di Marco Tornar 

 

L'esilio della cultura.

Mi chiedo: Cultura in esilio da cosa?

“Il braccio si muove senza sapere se è francese o americano”, affermava Marcel Duchamp in una famosa intervista del 1966, e poi aggiungeva: "alle conformazioni biologiche non importa nulla della nazionalità”. La cultura non ha bisogno di perimetri stantii per coltivare rotte esistenziali. Questo io penso. 

Ho sempre amato la cartina fisica del mondo senza tratteggi, e mai quella politica Il mondo naturale è colto, molto colto, come il caos. Un fischio, un libro, un quadro, un'idea senza circoscrizioni ne danno testimonianza. 

L'artista sovrastato dall’interrogativo capitale tenta di riflettere sulle ragioni minori del suo lavoro quotidiano, come l'andare a cena o a dormire. Fare arte, si chiede prima di spegnere la luce la sera, è un dato strutturalmente enigmatico pari all'essenza. Forse è solo ignoto biologicamente. Il tempo potrà chiarirlo. 

"Tra le pieghe" del tema s’insedia il reale. L’idea di confine cicatrizzato è puerile di fronte all'enigma dell'esistenza. Ogni epoca del resto stabilisce i suoi criteri e ne degrada altrui, la storia d'altronde è incompleta e sbrigativa, e le decisioni di parte riflettono un clima troppo angusto per visioni mai recintate. 

L'opera tenta di uscire dall’accerchiamento con una sortita nel campo dei fatti, per aggredire alla fonte l’estraneità e l’incompatibilità culturale. 

Avrebbe senso erigere un muro tra Marte nord e Marte sud? C'è sempre l'arroganza di sbarrare un pantano per convenzione. Per dirla con Seneca: "Entro i confini del mondo non vi può essere esilio di sorta: nulla, infatti, che si trovi in questo mondo è estraneo all’uomo". Ciò nonostante la favola del mondo è poco credibile, persa tra inezie trascurabili. Se non fosse che, per opposizione, possiamo confrontare favole migliori con favole peggiori. Questo valore aggiunto che è l'arte, ha la capacità di farsi verità e giustizia da sola. Essa è sempre stata insofferente della storia. 

Pur tuttavia, espletato il suo compito d'arte, l'arte sviene, si ripete, si riposa, entra nei musei, fa carriera. L’ultima ad abbandonare la zattera del senso, contro la morte, o caos, è sempre la Poesia. Ne ha la vocazione, e la colpa è del linguaggio. Cosa c'è da imparare? Tutto, credo, come sempre.

 

Pescara, 2015

 

* Intervista a cura di Marco Tornar tenutasi a Pescara nel 2015 e pubblicata sul libro "L'esilio della cultura" ed. Vario, Pescara, 2015, p. 42.