PIEGHE E POLVERE

Intervista a cura di Maria Savarese

 

Se dovessi dare una definizione di Napoli in una sola parola, quale sceglieresti e perché?

Viva e rovinata allo stesso tempo. È la terra delle cose fatte fino ad un certo punto. La produttività può essere fatale come l'inerzia. Tutto è bello, orrendo e in disordine, niente funziona bene tranne il passato. Ciò nonostante Napoli è una grande capitale, ed ha una stupefacente capacità di resistere alla paccottiglia kitsch da cui è oberata, una straordinaria possibilità di essere continuamente altro rispetto agli insopportabili stereotipi che la affliggono. Affermava Goethe nel 1817: “A Napoli ognuno vive in una inebriata dimenticanza di sé. Accade lo stesso anche per me. Mi riconosco appena e mi sembra di essere del tutto un altro uomo”...  Continua a leggere...

POSTUMO AL NULLA

Intervista a cura di Angelandreina Rorro

 

Angelandreina Rorro: Caro Gino, questo catalogo che arriva “nel mezzo del cammino”, in un tempo di bilanci, di assestamenti e di nuovi progetti è l’occasione per conoscerti e per farti conoscere meglio. Ho pensato quindi di iniziare questa nostra conversazione dalle tue origini. Parlami del piccolo Gino, dei suoi sogni e dei suoi bisogni, di quando ha cominciato a sentire di volersi esprimere con i mezzi dell’arte.

Gino Sabatini Odoardi: Non ricordo chi sostenne che le origini non sono mai belle e che la vera bellezza è alla fine delle cose. Allora, dalla “selva oscura” inizio dalle cose non belle, cioè dalla nascita. Forse ho iniziato subito, la mia prima forma d’espressione è stato il silenzio. C'è voluto l’agguato presuntuoso di un forcipe per sradicarmi dall’altrove. Appena venuto alla luce - mi ricordano in famiglia - nessun pianto di sana e robusta costituzione mi ha accompagnato uscendo dall’amniotico. Sono stato subito consegnato al buio del pre-coma e solo una pronta rianimazione mi ha riportato nel chiacchierato rumore del mondo. Nascere non è stato un granché. Dunque, il silenzio è stato il mio primo svezzamento... Continua a leggere...

CONTROINDICAZIONI

Intervista a cura di Sabrina Vedovotto

 

Le interviste sono sempre interessanti se attraverso le parole fuoriescono segni evidenti di riconoscibilità dell’intervistato, che siano testimonianze del proprio lavoro o atteggiamenti della vita comune. Cominciamo allora.

 

Noi ci conosciamo ormai da un po’ di tempo, abbiamo realizzato diverse mostre insieme, a Roma e fuori. So quanto ti impegni nel tuo lavoro, la fatica che ti costa. Pensi di aver raggiunto un equilibrio, o devi ancora fare della strada per capire dove sei arrivato?

Non è sicuramente l’equilibrio la condizione a cui ambisco. La ricerca continua, incessante, di un certo in/equilibrio, di una certa forma di instabilità, è forse l’unico modo per capire da quale punto partire piuttosto che comprendere dove arrivare. È difficile parlare di equilibrio nell’arte, laddove per equilibrio non si intende quel meccanismo... Continua a leggere...

L'OSPITE, LA PIEGA, L'ENIGMA E IL SILENZIO

Intervista a cura di Helga Marsala

 

Partiamo dalla tecnica della Termoformatura, che dà il titolo al workshop e che contraddistingue la tua ricerca da molti anni. Si tratta evidentemente di un processo tecnico funzionale a una ricerca teorica sul tempo, sulla memoria, sulla dialettica tra vita e morte. Dai primi esperimenti con i sacchetti sottovuoto, fino a quest’uso singolare della plastica, che diventa una seconda pelle con cui trasfigurare gli oggetti, mi pare si tratti sempre di un tentativo di cristallizzazione del reale: immortalarlo, per non farlo morire. E così restituirlo a una vita nuova. Qual è il tuo rapporto con questi concetti? Il flusso del tempo, la fine delle cose, la sfida del ricordo… L’arte è una maniera per mettere in salvo il mondo, attraverso la sua immagine?

Il rapporto è sempre forzatamente contraddittorio, purtroppo la realtà è molto triste, Un giorno ci ritroveremo tutti nella stessa posizione scomoda dietro una piccola parete di marmo. Il sole morirà disegnando una brillante nebulosa planetaria e la terra si dissolverà in particelle elementari...  Continua a leggere...

PIEGHE E POLVERE

Intervista a cura di Anita Pepe

 

Partiamo con una consonante: pieghe, polvere e...  quale potrebbe essere una terza “p”?

Pietra.

 

Perché il cimitero? E con quale criterio sono state scelte le tombe degli uomini illustri?

Perché il cimitero è un osservatorio privilegiato che non può mentire. Il criterio della scelta è puramente casuale. Ho cercato, per quanto possibile, di diversificare le competenze di ogni singolo illustre che un tempo - a suo modo - fece grande la città di Napoli... Continua a leggere...

TRA LE PIEGHE DEL BIANCO E DELLA POLVERE

Intervista a cura di Micole Imperiali

 

Il bianco domina gli oggetti su cui lavori, li possiede, privandoli della propria identità ripresentandoli in una serialità che appare come una sorta di trasfigurazione, che dà loro nuove sembianze e sostanza rinnovata attraverso la termoformatura. Ci parleresti della tua concezione alla base di questo processo, che si vede ad esempio in “Tra le pieghe”? (E qual è il ruolo del bicchiere che si cela ad esempio dietro i panni, l’anima semicelata che si lascia intravedere?)

La termoformatura mi da quella sedativa e momentanea illusione di consegnarsi ad un fantasma postumo in maniera indolore. Essa ha un meccanismo dal fascino irreversibile. Ha la grande proprietà di “freddare” l’oggetto, dandogli quella temporanea possibilità dopo l’inevitabile. Vivo la seduzione dell’attimo e la consapevolezza dell’imminente disfatta. E’ una delle mie tante “operazioni concepite postume”, dove tutto quanto è avvenire è già passato, che non è un cominciamento di qualcosa, ma è già l’immediato... Continua a leggere...

CONTROINDICAZIONI

Intervista a cura di Matilde Martinetti

 

Ritieni che il tuo luogo di provenienza abbia influito in qualche modo sul tuo lavoro? Che lo abbia condizionato e lo condizioni?

No! A patto che si tratti il no come se fosse qualcosa.

 

Lavori solitamente sullo slittamento tra Significante e Significato creando volutamente ambiguità concettuale: cosa ti affascina di questa scelta stridente? Ritieni che sia la formula più efficace per stimolare la coscienza critica dello spettatore?

 Il mio lavoro oscilla sull’”orlo” di più condizioni perché è il mondo stesso che ci dondola sopra. No c’è la messa in opera di una formula. Non esiste una strategia che serve a regolare stimolazioni prestabilite. Quando mi relaziono con il mondo, il primo spettatore sono io... Continua a leggere...

GINO SABATINI ODOARDI

Intervista a cura di Antonello Rubini

 

Gino, ho visto giorni fa una tua recente opera, assai intensa, a Pescara, nella mostra “I Love Abruzzo”. Mi ha incuriosito il fatto che l’hai realizzata con la plastica. Come mai hai scelto tale materiale? Se non erro è per te un mezzo nuovo. 

In passato ho lavorato con la plastica. Se ben ricordi, i miei primi esperimenti con il “sottovuoto” risalgono ai primi anni ’90. In quegli anni usavo una plastica sottile e trasparente, mentre oggi (dopo una studio durato quasi 2 anni) sono giunto a questo nuovo materiale plastico, non sottile e non trasparente chiamato Polistirene e i cui primi esemplari sono stati  esposti ad “Artissima 12” a Torino, nel Novembre 2005. Scegliere il polistirene ha significato per me raggiungere una nuova idea di “plasticità”, di “volume”... Continua a leggere...