Francesca Referza

Take a deep breath *

Il bicchiere di Gino Sabatini Odoardi, che Angela Vettese ha giustamente definito ‘La messa in scena di un’ossessione’, nell’istallazione Senza titolo in fumo (2008) pensata appositamente per Take a deep breath, si presenta non più termoformata, come nei lavori recenti dell’artista, bensì nel suo volume trasparente, apparentemente svuotato al suo grado minimo, quello di contenitore. Dopo averlo presentato colmo di vino, gesso cristallizzato, cartine oceanografiche, inchiostro, latte e altro ancora, Gino Sabatini Odoardi ha riempito quello che ormai può considerarsi un suo marchio registrato, di grafite, minerale di colore grigio nero e lucentezza metallica. Ad ogni bicchiere, poggiato su una mensola fissata a metà parete, corrisponde dietro, una fotografia di una voluta di fumo. Le immagini colpiscono per la consistenza quasi tridimensionale delle nuvole di fumo, ciascuna come disegnata a matita da una mano diversa, essendo gli scatti simili tra loro, eppure differenti nei particolari dei volumi e nelle sfumature di grigio.
Le foto che ho fatto l’inverno scorso – spiega Gino Sabatini Odoardi – sono relative ad uno stabilimento che si occupa di olio di sansa. Lo stabilimento macina noccioli di olive per ottenere forme alternative di riscaldamento. In effetti la sansa, residuo della spremitura e torchiatura delle olive, ulteriormente trattata, è utilizzata come combustibile. Dunque con grande coerenza rispetto al suo modus operandi e alla sua ricerca, ma anche con estrema adesione rispetto alla tematica della mostra, Gino Sabatini Odoardi ha realizzato una installazione fotografica di forte impatto emotivo e scenografico. Si perché le fotografie dei fumi che sembrano uscire dai bicchieri – ciminiere, colmi di un lunare residuo minerale, appaiono a tutti gli effetti la condensazione visiva di un respiro industriale. Lo stabilimento che li emette, tuttavia, non è quello di un’industria pesante e dunque inquinante per definizione, bensì uno stabilimento che ricava energia, producendo combustibile, da materiale organico. Come da un punto di vista diverso, il video di Serena Porrati, indaga il microcosmo delle piante in grado di adattarsi e quindi sopravvivere all’inquinamento e al soffocamento del cemento delle città, analogamente Gino Sabatini Odoardi, ha, a mio avviso, fatto una riflessione poetica e al tempo stesso assolutamente attuale, sul respiro della terra e sul suo destino futuro, senza ovviamente la pretesa di affrontare il problema da un punto diverso da quello generato dall’occasione della mostra. Una forma di attenzione alla natura che tuttavia, come suggerisce lui stesso, contempla la poetica di Joseph Beuys, che proprio in Abruzzo trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita.
Questo tipo di bruciatura – precisa a tal proposito l’artista – produce un fumo molto denso, a tratti scultoreo… sembrano quasi bassorilievi disegnati. Inoltre l’associazione con la grafite (nel bicchiere) da un lato permette la relazione alla grafia stessa e dall’altra testimonia una sorta di polvere/cenere, traccia ‘volatile’ della cremazione avvenuta, o meglio da venire.

Francesca Referza
Torino, Luglio 2008

* Testo critico pubblicato sul catalogo “Take a deep breath”, ed. Spoltore Ensamble, Spoltore (Pe), 2008, pp. 6-7.

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